SOPRAILIACA E SOTTOSCAPOLARE

Il personal trainer, al fine di fornire dei dati oggettivi relativi all’andamento del cliente in termini di allenamento e alimentazione, si affida alla plicometria. Quest’ultima ha lo scopo di misurare il grasso corporeo attraverso l’ausilio di uno strumento denominato plicometro.

Oggi ci soffermiamo su due pliche in particolare: la soprailiaca e la sottoscapolare. Esse si misurano rispettivamente trasversalmente all’angolo inferiore della scapola e circa 3 cm sopra la cresta iliaca sulla linea medioascellare. Diversi studi hanno dimostrato una stretta correlazione fra l’accumulo di grasso localizzato e la produzione di determinati ormoni, che se in quantità troppo elevata o troppo sotto gli standard, può coincidere con la variazione delle pliche.

Ecco perché è necessario tenere in considerazione gli aspetti che ora andremo ad analizzare.

  • PLICA SOPRAILIACA

Immagine correlata

Questa misurazione tendenzialmente non dovrebbe superare i 12 mm. Ovviamente, in relazione alla soggettività della persona, questo “limite” potrebbe variare. Bisogna però prestare molta attenzione a questa cifra in quanto potrebbe essere sinonimo di un’eccessiva quantità di glucosio nel sangue, quindi un’elevata concentrazione insulinica. Ciò è dovuto ad un introito eccessivo e continuo di zuccheri. In questo caso, il primo intervento da applicare è sicuramente di tipo alimentare. Infatti, è stato appurato il fatto che questa plica oltre determinati parametri è spesso associata a casi di obesità.

 

  • PLICA SOTTOSCAPOLARE

Immagine correlataIn questo caso il discorso è leggermente più complesso. Parliamo anche qui di carboidrati ma in un’ottica diversa. Il livello di questa misurazione palesa il modo in cui il nostro organismo gestisce l’introito di carboidrati. Se la plica risulta sotto o dentro specifici parametri (circa 12 mm) non c’è motivo alcuno di preoccuparsi. Nel caso contrario invece, potremmo trovarci dinanzi ad un insulino-resistenza (bassa sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina). Anche qui dovremo intervenire curando l’assunzione di zuccheri, limitando quelli semplici e favorendo l’abbinamento con grassi e proteine che vanno ad agire sulla sensibilità insulinica. Possiamo operare anche durante l’allenamento cercando di favorire l’utilizzo del sistema anaerobico lattacido con ripetizioni medio alte e recuperi brevi. Così facendo aiutiamo la sensibilità insulinica guidando i carboidrati verso il miocita.

 

Tenere conto di questi significati può risultare la chiave di svolta nel percorso di ricomposizione corporea di un soggetto. Bisogna sempre saper leggere tutto con occhio critico e non soffermarsi mai all’apparenza. Approfondire ciò che si nasconde dietro ad una semplice misurazione a volte può portare a cambiamenti impressionanti nel tempo. Questi sono solo alcuni dei significati che una plicometria ben fatta può avere. Ne scopriremo degli altri, tutti quanti fondamentali per una programmazione ben pianificata.

 

L’avvenire è dei curiosi di professione.

(Jules e Jim, 1962)