CHI È E PERCHÈ IN UN BLOG DI SPORT E SALUTE

 

A cura della dott.ssa magistrale Margherita Pecile
  • Laurea in Educazione Professionale (Università degli Studi di Udine – Dipartimento di Scienze Mediche Sperimentali e Cliniche); massimo dei voti  e lode.
  • Laurea Magistrale in Scienze riabilitative delle professioni sanitarie (Università degli studi di Padova – Dipartimento di Medicina Molecolare); 109/110

 

Sono un’educatrice professionale e da oggi inizierò a collaborare in questo blog scrivendo alcuni articoli inerenti il mio lavoro, la salute e il benessere delle persone, e anche lo sport.

Per prima cosa, risulta importante andare a presentare brevemente la figura e il ruolo dell’Educatore Professionale, descritti e definiti dal Decreto 8 ottobre 1998, n.520. Da questo, si evince che noi educatori professionali siamo degli operatori sociali e sanitari che, in possesso del diploma universitario abilitante (Laurea triennale – Classe delle Lauree in Professioni Sanitarie della Riabilitazione), programmiamo, gestiamo, attuiamo e verifichiamo specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’équipe multidisciplinare. Questi progetti sono volti al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà, a uno sviluppo equilibrato della personalità, al recupero della vita quotidiana, a un positivo inserimento o reinserimento psicosociale (operando anche sulle famiglie e sul contesto sociale) per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia. Possiamo svolgere la nostra attività professionale in strutture e servizi sociosanitari e socioeducativi pubblici o privati, sul territorio, nelle strutture residenziali e semiresidenziali in regime di dipendenza e non. Come si può comprendere, la sfida con cui ci confrontiamo è quella di creare, soprattutto nelle situazioni di fragilità, condizioni favorevoli allo sviluppo della persona, delle sue capacità e autonomie, del suo mondo relazionale, culturale e sociale, per fare in modo che possa manifestarsi, svilupparsi e consolidarsi. Il principale compito, dunque, del nostro intervento consiste nel restituire alla persona le abilità (perdute e/o danneggiate) fisiche, emotive, sociali e intellettuali indispensabili per vivere, rendendola protagonista e artefice della propria vita, del suo cammino di crescita, maturazione e realizzazione.

Al centro di questo blog non si parla solamente di sport, allenamenti e alimentazione, ma in generale di benessere, considerando le persone, con le quali tutti noi professionisti lavoriamo, a 360°, ognuna con una propria specificità e individualità. Si parla anche di emozioni, sogni, traguardi e obiettivi. È per questo motivo che anche l’educatore professionale può inserirsi all’interno di questo blog, come professionista che si occupa di garantire un miglioramento della qualità di vita delle persone e che può lavorare in sinergia con altre figure professionali che intervengono, attraverso lo sviluppo delle abilità della persona e lo sviluppo delle risorse dell’ambiente, nel processo (ri)abilitativo della persona stessa.

Non manca, comunque, il collegamento con lo sport: anche l’educatore, infatti, può utilizzare lo sport come attività per il raggiungimento di determinati obiettivi. Lo sport può essere usato sia come strumento per la riabilitazione fisica delle persone, ma anche per quella psicologica, nell’ottica di un benessere generale della persona. Lo sport, oltre a tutti gli effetti benefici sulla salute e a migliorare le capacità motorie, la coordinazione, il controllo posturale, la percezione del proprio corpo, l’organizzazione spazio-temporale, agisce anche stimolando il rispetto della propria persona e il senso della propria dignità. Permette una maggiore conoscenza di se stessi, delle proprie effettive possibilità e dei rispettivi limiti; la riacquisizione della stima di sé, di valori, motivazioni, scopi e mete; l’uscita da una chiusura con il mondo esterno, garantendo un lavoro su inclusione sociale e integrazione, socializzazione e comunicazione, affettività ed emotività. Permette di alleviare paura, tensioni, angoscia, rabbia, ansia, depressione, frustrazione, stigmatizzazioni e solitudine.

Lo sport, quindi, come terapia e come situazione in cui si sperimenta il confronto con l’altro e con i propri limiti, con il rispetto delle regole e con l’impegno, ma anche come strumento di prevenzione, di aggregazione, di socializzazione, come momento carico di umanità, di gratuità, di conquista, di coraggio, di pazienza. Come un’avventura che riempie di obiettivi, di speranza, di vita.

 

Marco Polo descrive un ponte pietra per pietra.

“Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?” chiede Kublai Kan.

“Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra”

risponde Marco

“ma dalla linea dell’arco che esse formano.”

Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo.

Poi soggiunge: “Perché parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.”

Polo risponde: “Senza pietre non c’è l’arco.”

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)