DEFINIZIONE DI MOBILITÀ

Weineck definì come mobilità articolare “la capacità e la qualità che permette ad un atleta di eseguire movimenti di grande ampiezza, in una o più articolazioni, con le proprie forze o grazie all’intervento di forze esterne”.

Nello specifico..

L’allenamento della moblità articolare viene suddiviso in:

  • generale
  • speciale

Il primo caso, quello generale, fa riferimento alla sollecitazione delle capacità di escursione di tutte le principali articolazioni. Nel secondo caso invece, si riferisce alla sollecitazione dell’escursione di determinate articolazioni, il cui sviluppo è caratteristico o indispensabile per realizzare un’adeguata prestazione sportiva.

Perché allenare la mobilità..

I vantaggi che si possono rilevare da un efficace allenamento della mobilità articolare sono importanti e svariati. Ne ricordiamo alcuni:

  • miglioramento qualitativo e quantitativo dell’esecuzione di ogni movimento;
  • migliora la prestazione coordinativa e tecnica;
  • migliorano le espressioni organico-muscolari (abilità codizionali);
  • prevenzione du traumi ed infortuni;
  • prevenzione posturale e degli squilibri muscolari;
  • riduzione dei tempi di recupero;
  • miglioramento del potenziale di prestazione.

Ancora J. Weineck nel 2001 fornì la sintesi del principio che sta alla base dell’allenamento riferito alla mobilità articolare: “il metodo elettivo nell’allenamento della mobilità articolare è il lavoro ripetuto”.

In un contesto di tale spessore è indispensabile sia conoscere le strutture che vengono coinvolte, sia gli effetti che determina per realizzare un efficace controllo della situazione allenante. Questa tipologia di allenamento evidenzia rapporti con:

  1. la struttura articolare;
  2. la massa muscolare;
  3. il tono muscolare e l’estensibilità dei tendini e dei legamenti;
  4. il riscaldamento;
  5. l’affaticamento muscolare;
  6. l’ampiezza del movimento.

Proprio per motivazioni anatomo-fisiologiche è fondamentale ricordare quanto sia importante l’allenamento della moblità articolare in età giovanile. Sempre Weineck, in merito a questo contesto, evidenzia che “tra le forme di sollecitazione motoria, la mobilità articolare è l’unica che raggiunge il suo massimo nell’età infantile, dopo la quale, se non viene sollecitata, regredisce”.