COSA SONO? CHE RUOLO SVOLGONO LE ENDORFINE?

Le endorfine, o peptidi oppioidi endogeni, sono sostanze chimiche naturalmente presenti nel nostro organismo. Il termine endorfina si riferisce alle seguenti tre famiglie:

  • ß-endorfine;
  • met- e leu-encefaline;
  • dinorfine e neoendorfine.

Sono sintetizzate principalmente nel cervello, nell’ipofisi, nelle ghiandole surrenali e in alcuni tratti dell’apparato digerente e hanno i loro recettori in varie zone del sistema nervoso centrale dove si concentrano soprattutto nelle aree deputate alla percezione dolorifica (in particolare nelle corna dorsali del midollo, nel grigio periacqueduttale, nell’amigdala e nel nucleus accumbens).

Le endorfine sono coinvolte:

  • nella percezione del dolore;
  • nel comportamento affettivo.

Infatti, svolgono un duplice ruolo: quello di analgesici e quello di euforizzanti naturali. L’aumento di tali peptidi è accompagnato da un aumento della sensazione di benessere e da una riduzione della depressione. Per tali motivi i peptidi oppiodi endogeni sono stati considerati un sistema naturale di ricompensa euforizzante.

Inoltre, sono coinvolte:

  • nella regolazione del ciclo mestruale;
  • nella secrezione di altri ormoni come GH, ACTH, prolattina, catecolamine e cortisolo;
  • nel senso di benessere ed appagatezza che insorge al termine di un rapporto sessuale;
  • nel controllo dell’appetito e dell’attività gastrointestinale;
  • nella termoregolazione;
  • nella regolazione del sonno.

La concentrazione delle endorfine aumenta con lo sforzo fisico. Sebbene tale incremento sia soggettivo, mediamente le concentrazioni plasmatiche di questi ormoni aumentano, sia nei maschi che nelle femmine, del 500%. Ciò spiega perfettamente la sensazione di euforia e di benessere che insorge dopo aver praticato un po’ di attività fisica e che viene definita con l’espressione Runner’s high (letteralmente “sballo del corridore”). Il termine descrive, proprio, la sensazione di euforia, simile a quella derivante dall’assunzione di alcune sostanze stupefacenti, riscontrata da molti atleti durante la pratica sportiva prolungata. Prima che fossero compiute ricerche mirate al riguardo, questa condizione era per lo più attribuita a cause psicologiche invece che a una causa neurochimica: alcune recenti ricerche, risalenti al 2008, hanno infatti provato la dipendenza di questa sensazione euforica dal rilascio di endorfine da parte dell’ipofisi durante l’esercizio fisico di una certa durata, che varia da soggetto a soggetto ma in genere non è mai inferiore ai trenta minuti consecutivi.

A ciò, si possono aggiungere: riduzione di ansia, stress e arrabbiature, controllo dell’appetito ed effetto analgesico (implicato nella ridotta percezione del dolore). Quest’ultimo punto ha con tutta probabilità il significato fisiologico di aumentare la tolleranza alla fatica prolungata. Non a caso nei soggetti molto allenati si riscontra una più lenta degradazione degli oppiodi endogeni prodotti durante attività fisica. Le endorfine avrebbero un ulteriore effetto positivo sulla performance sportiva migliorando la coordinazione dei movimenti e la reclutazione delle fibre muscolari.

Essendo degli oppioidi endogeni, anche le endorfine sono in grado di creare una certa dipendenza. Questo termine, in relazione all’assunzione di farmaci o di droghe, sottolinea il bisogno di continuare ad assumere la sostanza. La dipendenza può essere fisica o psicologica. Nel primo caso, l’interruzione dell’assunzione della sostanza produce i sintomi dell’astinenza (di solito sono effetti opposti a quelli prodotti dalla sostanza stessa). La seconda dipendenza, invece, si sviluppa perché assumere la sostanza produce piacere e allevia il disagio. Quindi il desiderio di provare quelle sensazioni positive diviene abituale. Si ritiene che questo tipo di dipendenza si sviluppi perché la sostanza in questione esercita un effetto attivante sui siti cerebrali della ricompensa.

Anche lo sport e l’attività fisica, dunque, possono rappresentare una droga per il nostro cervello. A dimostrazione di ciò, recenti studi (Bomber D., Cockerill I.M., Rodgers S., Carroll D., 2003, Diagnostic criteria for exercise dependence in women. British Journal of Sports Medicine, 37, 393-400) hanno consentito di individuare le caratteristiche psicologiche principali che connotano la dipendenza dallo sport, grazie all’analisi di narrazioni di atleti con tale problematica. Più precisamente, possono essere isolate quattro dimensioni generali che rappresentano una spia della dipendenza dall’esercizio fisico:

  • Funzionamento alterato (in almeno due aree tra le seguenti):
  1. Psicologico (ad esempio: incapacità a concentrarsi su un’attività a causa del pensiero ricorrente all’esercizio fisico);
  2. Sociale o lavorativo (ad esempio: problemi sociali, familiari o lavorativi connessi alla pratica sportiva);
  3. Fisico (ad esempio: sovrallenamento o allenamento nonostante infortuni o parere medico contrario);
  4. Comportamentale (ad esempio: comportamento sportivo inflessibile, stereotipato o mirato all’auto-punizione).
  • Sintomi di astinenza (ad esempio: desiderio persistente e tentativo infruttuoso di controllare o ridurre l’attività fisica praticata; disagio fisico o psicologico in relazione alla riduzione o cessazione delle abitudini di allenamento).
  • Caratteristiche psicologiche e comportamentali tipiche dei soggetti dipendenti: – tolleranza (aumentare graduale della quantità di esercizi);
  1. eccesso di attività fisica;
  2. allenamento solitario;
  3. inganno (mentire in merito all’attività fisica);
  4. motivazioni ossessive che guidano l’attività sportiva (ad esempio: prestazione, controllo umore, controllo sonno, autostima, controllo peso, controllo immagine corporea).
  • Presenza di disturbi alimentari (anoressia, bulimia) o di comportamenti di controllo alimentare (diete e assunzione integratori).

Per poter sostenere che si è in presenza di questa sindrome non è necessario che i sintomi siano tutti presenti; alcune caratteristiche associate, infatti, rappresentano tratti indicativi non sempre attivi in tutti i dipendenti dallo sport.

A conclusione, risulta fondamentale sottolineare l’importanza di un’attività sportiva che miri a dare il giusto posto al corpo, aiutando a trovare il proprio ritmo e le potenzialità del proprio organismo attraverso il recupero del significato più puro dello sport: quello di permettere la positiva espressione del più profondo e autentico Sé nell’ottica di un benessere generale della persona.

 

Grazie per l’attenzione!